Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2010.
Sbarco oggi per la prima volta su Aiag . Per quanto dissimile da qualsiasi altro luogo da me mai visitato, ho la sensazione di conoscerla profondamente. Ad attendere me ed il mio specialista in comunicazioni interetniche, un minuto e sorridente addetto dell’area accoglienze di Aiag che ci accompagna alla pedana in partenza per Krevst.
E’ dal 2964 che desideravo avere quest’opportunità e, dopo soli 15 anni, sono riuscita a concretizzarla: un intervista a Karhackb Magmoo , pioniere dell’esplorazione quanto temporale; storico ed analista delle dinamiche condizionanti le evoluzioni socio-politiche nei generi homo sapiens , homo expeditus con proiezioni verso l’ homo summus nonché autore dell’opera : “ Tutto quello che non hai mai osato domandarti perché in fondo già lo sapevi”.
Veniamo accolti da KarhaM nella dependance della sua residenza Krevestiana: una cupola apparentemente in cristallo trasparente del diametro di circa 8 metri.
L’interno è essenziale: sedie , tavolo e consolle in fibra vegetale intrecciata a disegnare piccoli esagoni, digradanti dall’arancio al beige.
Fuori una vegetazione fittissima come di foresta pluviale ma nella quale i colori dominanti appartengono alla gamma del rosso e attraversata da piccoli coni di luce argentea, quasi lunare.
Vado a trovarla dove ci siamo incontrati l’ultima volta. Il terzo ripiano centrale della libreria del soggiorno. La prendo e vado nello studio. Sposto le sedie, una davanti all’altra. In una io, nell’altra lei.
Mi scusi se la disturbo ma dovrei farle alcune domande. Non sono un giornalista, se Dio vuole, ma ho bisogno di capire e di chiarirmi le idee. Inoltre devo eseguire un compito.
Peccato non sia un giornalista, ultimamente si sente bisogno di professionisti che vogliano capire, chiarirsi le idee per aiutare i lettori a chiarirsele a loro volta.
Mi scusi se sono brutale: molti dicono che lei è ormai vecchia. Cosa risponde.
Io non rispondo, mi però permetto di fare delle considerazioni. Se volessimo usare un linguaggio politically correct, bisognerebbe dire anziana. Ho solo 62 anni, sono nata il 27 dicembre del 1947, anche se sono stata registrata il primo gennaio del 1948.
Certo che è una strana cosa, proprio quando si propone di innalzare ulteriormente l’età pensionabile magari fino a settantanni, io vengo considerata vecchia. Aggiungo anche che chi mi considera vecchia spesso ha più anni di me.
Però è vero, mi scusi, che lei è un po’ invecchiata. Forse sarebbe il caso di fare qualche cambiamento.
Parlo con voi, ehi mi sentite? Chi vi parla è l’ideal-tipo dell’uovo. Basta parlare di me, ci siamo capiti?Avete creato più modi di dire su di me che non barzellette sui carabinieri: cercare il pelo nell’uovo, è nato prima l’uovo o la gallina? – a voi, se vi cercassero continuamente la mamma girerebbero alquanto…-, meglio un uovo oggi che una gallina domani- aridaje…-, rompere le uova nel paniere, essere pieno come un uovo…
Ok, sarò paziente con voi e vi spiego come funziona qui da noi: è un pò come quando pregate i Santi: quello di turno è costretto a uscire dalla casa che gli ha assegnato Pietro, va in giardino e vi ascolta. Ci son certi santi che non rientrano a casa da ERE: più miracoli fanno più la loro casa diventa bella e grande: interi isolati di ville e resort deserti con i proprietari in giardino impettiti e fermi ad ascoltarvi come spaventapasseri.
Per noi ideal-tipo è lo stesso: c’è chi lavora sempre, chi viene chiamato d’urgenza poi rientra per un falso allarme perchè chi l’ha menzionato lo ha fatto a sproposito- ci succede spesso con quella categoria di voi che fanno i politici, meno con i bambini, giusto per…-. Per farvela breve io, mia madre, il tempo, la mezza stagione siamo vicini di casa e ci siamo accordati: basta anche solo che UNO di voi ci evochi un’altra volta a sproposito e scoprirete di che pasta- scusa pasta- siamo fatti: pioveranno tuorli d’uovo, ci sarà un chiocciare assordante dapperttutto, il tempo si fermerà, non saprete più come cavolo vestirvi. Ma per cosa li stampate quei tomoni che chiamate vocabolari? Rivendico la stessa quantità di tempo libero di Sillagma! Staremo a vedere. Vi ho avvertiti.
La tua canzone preferita. La mia canzone preferita è un uomo che la canta.
Egli è innamorato di una donna grassissima così grassa che chiamano cannone.
Però lui a parlare non ci riesce perciò con la canzone le dice tutto quello che potranno fare se si fidanzano.
Di lei sappiamo che fa uno spettacolo, che è grassa e non si piace.
A lui comunque parlare non piace proprio perchè la sua idea è che anche quando saranno insieme di stare zitti.
Io però se ero in lui una parolina d’amore gliela direi. A noi ragazze le dichiarazioni d’amore piacciono molto. Ma forse anche cantare è una dichiarazione d’amore, forse i timidi le fanno così.
Io non mi sono mai fidanzata con un timido. Solo con Elia. Ma non continuo se no mi dice che sono andata fuori tema. Ecco questa è la mia canzone preferita.

Commenti recenti