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La sveglia è un oggetto inanimato, ore 6.30. Il trillo uguale a sempre rompe il sonno. Da tempo la mia giornata è trasformata. Il primo periodo ho fatto finta di essere in vacanza : ferie a tempo indeterminato, per un po’ ha funzionato, ha funzionato almeno fino a quando la cassa integrazione ha coperto le spese.

Ore 6,45 ho fretta di alzarmi, metto su il caffè , con una mano accendo la TV , con l’altra schiaccio il pulsante del computer.  Attendo con ansia che la clessidra mi indichi che tutte le mail sono state caricate. Fra un po’ dovrò andare in un’internet –Point, non ricordo da quando non saldo i conti col Signor Tiscali, da un giorno all’altro attendo rassegnato che lì sul display compaia la fatidica scritta: ”nessuna connessione ad internet contattare l’Amministratore”. Non ho bisogno di un amministratore non è né una fortuna, né una sfortuna è un dato di fatto E.458/65 è tutto quello che mi resta insieme ad una laurea in chimica alla Bocconi, un Master negli stati Uniti e 15 anni impiegati a dirigere un’azienda. I conti posso farli da me.

Ore 8 il caffè è finito, il mio curriculum è stato letto da quella azienda di Oslo. Incredibile! Hanno risposto, sembra che abbiano trovato il mio profilo interessante… Interessante chissà che fa freddo che fa ad Oslo…..

Ho lasciato l’ultima bustina chiusa: ”BANCOPOSTA attenzione! Le comunichiamo che sono state rilevate delle operazioni sospette sulla sua carta”. Grazie per la sollecitudine, peccato, non possiedo più nessuna carta.

Ore 10 attendo che il ferro si scaldi, il segreto per resuscitare le camicie lise è stirarle con cura. Le mie camicie sono praticamente miracolate da un additivo che disciolgo nell’acqua, tengo accuratamente la formula segreta.

Prima di indossare la camicia mi faccio la barba, la doccia l’ho fatta ieri notte, non posso sprecare altra acqua calda.

Devo fare con calma ho un appuntamento alle 11,30, cercano un barista in un locale del centro, se sono troppo svelto rischio di attendere troppo.

La giornata è molto bella, il sole mi riscalda le ossa fradice, è stato un lungo inverno.

Il locale deve essere quello all’angolo. Sembra proprio una topaia e quel tizio con la catena d’oro, i capelli unti, il grembiule lercio ha tanto l’aria di essere il padrone. Sono indeciso entro o scappo? Scappo. E’ quasi mezzogiorno, oggi in fondo andata bene l’ora fatidica è arrivata senza troppa attesa, sto diventando abile ad allungare il tempo. Lentamente mi avvio e cerco di godermi la passeggiata, di questa strada conosco tutto, anche le crepe del marciapiede, ci passo tutti i giorni da quasi un anno. La meta è quel portone severo, di solito c’è la calca per entrare, gente di tutti i tipi: il barbone patologico, l’extracomunitario chiassoso e tanti, troppi vestiti con gli abiti di ieri che ingannano l’occhio: sembra che passini qui per caso. Saluto Claudia, professoressa di lettere, precaria anche lei e in ferie forzate grazie alla Signora Gelmini. Claudia mi sorride:

”Ciao Guido, novità?”

Claudia è piccola, bionda, dolce, un motivo in più per attendere l’ora del pasto tutte le mattine.

“Sì, forse. Mi hanno risposto da Oslo”

“Davvero?” sorride, meravigliata, felice per me. ”E cosa conti di fare?”

“Non so, per il momento mi hanno chiesto di compilare un questionario e lo farò.”

“Cosa c’è, non ti vedo entusiasta?”

“Non so .. ad Oslo c’è freddo..”

“Sì, ma avrai di nuovo un lavoro, un reddito, uno status sociale, potrei fare progetti…

La guardo negli occhi e già mi manca.

“Pensa, l’unico progetto che mi viene in mente, se penso di trasferirmi in Norvegia, è come organizzarmi le ferie. Sono sicuro che vivrei 360 giorni di gelo in attesa di scaldarmi alla luce di questo sole e… dei tuoi occhi . Vorrei dire dei tuoi occhi ma non lo dico, lo penso mentre saliamo i gradini della mensa dei poveri. La mensa dei poveri dove non sono beati gli ultimi, al massimo sono fortunati se i primi sono stati discreti.

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