Stai sfogliando l'archivio mensile di maggio 2011.

Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna

Ognuno al proprio posto. In occasioni come queste tutto viene studiato minuziosamente e con largo anticipo.
Come gli altri, anche Andrea attendeva paziente l’arrivo della star che avrebbe presto catalizzato l’attenzione del grande pubblico. Non aveva mai potuto sopportare quella spregevole capacità che i vip hanno di incantare e persuadere così platealmente. Sopratutto quando accade senza che muovano un un dito. Più di duemila paia di occhi fissi a guardare un vecchio essere umano fermo.
20 minuti di ritardo. In un momento così solenne, sarebbero forse passati in secondo piano. Non quel giorno: la tensione imperversava per tutti i duemila metri quadri della struttura; l’aria stessa era più densa, da respirare a fatica. Ovunque corpi madidi di sudore erano appiccicati gli uni agli altri come bestie in batteria, straripavano dall’ingresso disegnando la foce di un fiume umano sino alla fontana nel piazzale e via per il sentiero sino alla strada .
Dentro lo stabile, l’aria viziata non faceva che alimentare la tensione. Andrea fece un grosso sforzo per impedirsi invano di passare in rassegna le persone subito accanto a lui… “Gialli a righe blu.
Orribili!” C’era sempre qualcuno che indossava i colori degli abiti suggeriti dallo stilista dei dadi.

Per non parlare di quei grandi bottoni bianchi, occhi appesi ai tessuti tesi sugli addomi rigonfi, li odiava piú di ogni altra cosa. Li sentiva come sguardi vivi, fissi su di lei nell’atto di rimproverarle i brevi momenti di divagazione, così necessari per riflettere su ciò che ti accade intorno.
A qualche centinaio di metri gli uomini della scorta scesero velocemente dall’auto, si avvicinarono alla Roll Royce e da li iniziarono, pochi istanti dopo, la lunga discesa del sentiero, verso di lei.
La solennità imposta dal cerimoniale era come enfatizzata dal tremolio dell’aria a contatto con la superficie bollente del percorso asfaltato. Il caldo appiccicoso incancreniva il ghigno di sofferenza nei loro sguardi, distinguibile senza sforzo anche a grande distanza. Ogni passo scolpiva nuovi segni, espressioni inedite sui loro volti sfigurati dalla fatica.
“Altri 25 minuti.”
Con un unico movimento i sei uomini adagiarono l’imponente cassa di mogano e il suo egregio contenuto, il fu cav. Domenico Ambrosini, sulla struttura metallica posta davanti l’antico ingresso gotico.
“Ben 47 minuti di ritardo!”. La voce uscì senza permesso dalle sue labbra per invadere lo spazio aereo delle orecchie tutto intorno. “Non era mai stato uno puntuale nemmeno da vivo” fu la risposta pronta di una donna bionda, tailleur nero e un rossetto vivo come la brace. Andrea sentì il diritto irresistibile di replicare ancora più duramente “La sua ultima grande esibizione!”. Lo pensava veramente e il sorriso rapido che ritrovò specchiato sui volti intorno a lei aggiunse la convinzione di non essere la sola.
In quell’istante, come per incanto capì. Per giorni interi la soluzione le era rimbalzata in testa troppo velocemente perché riuscisse a riconoscerne l’estrema banalità: avrebbe iniziato a perdonarlo solo accettando di disperdere ogni suo ricordo nell’oblio.

Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna

Svolgimento

Quarantacinque minuti. Ora esagera. Non sopporto i ritardi. Maleducata. Carina, ma maleducata. Mi sa che le mando un sms. Si glielo mando

- Me ne vado. Ciao. -

Forse così è esagerato. Poi pensa che sono drastico. E se le è successo qualcosa? Magari prima è meglio essere sicuri che stia bene. Metti che ha avuto un incidente poi mi viene pure il senso di colpa.

Cancello e scrivo:

- Tutto bene? Comincio a preoccuparmi. -

No così non va bene. E se poi non le è successo nulla? Magari pensa che sono uno di quelli ansiosi e asfissianti. Un po’ in effetti lo sono. E’ carino preoccuparsi per le persone secondo me. Ma le donne sono strane. Se ti preoccupi sei assillante, se non lo fai sei uno stronzo menefreghista.

Cancello di nuovo e digito:

- Ciao. Tutto bene? Fuori fa freddo. Ti aspetto dentro.-

Si, mi sembra che suoni meglio. Conto fino a tre e lo invio giuro.

Ma si, sembro rilassato ma le sto comunque facendo notare che la sto aspettando da un po’. Ci metto anche uno smile così capisce che non sono arrabbiato

:)

Cavolo ma io sono arrabbiato. Odio queste situazioni. Secondo appuntamento. Non ci siamo nemmeno baciati. Non posso avanzare pretese, ho le mani legate.

Però evidentemente non le piaccio. Mica una si fa aspettare 45 minuti. Anzi 50 ormai.

Mi sa che me ne vado. Se vuole mi chiama lei.

Poi un trillo e leggo

- Girati sono dietro di te. Fammi un sorrido e perdonami. Sono una donna. -

Sorrido e le vado incontro.

Oggi a scuola i bambini mi hanno chiesto come mai mi ero vestito in quel modo.

Maglia nera, jeans neri, scarpe nere, calze nere. Loro non potevano saperlo ma anche le mutande erano nere quel giorno. Solo la barba grigia stonava in quella totale assenza di colore.

Allora Luisa, dal secondo banco mi ha detto senza peli sulla lingua “ Noi non lo vogliamo un maestro senza colore. Questa non è una scuola normale e noi non vogliamo un maestro normale. Noi non ce ne facciamo nulla di un maestro che si mimetizza nella notte”

Perciò alla fine della lezione sono andato subito nel negozio all’angolo e l’ho comprata. Senza indugio e senza esitazione. Non potevo mica permettermi di deludere i miei alunni, le delusioni delle scuole elementari te le porti dietro tutta la vita.

Domani la indosso. Anche perché guardandola bene bene, la mia maglietta giallo sole di mezzogiorno non è affatto male.

Quando Michele ha appoggiato le forbici, ha preso il rasoio elettrico dal carrellino e ha cominciato ad accorciare i capelli intorno all’orecchio ho avuto un sussulto. Sto facendo una cazzata ho pensato. Ma del resto dove sta la novità?

Quando ha finito il suo lavoro, rasando tutto il lato sinistro della testa e lasciando invece i capelli liberi e ribelli in tutta la loro lunghezza sul lato destro, ho pensato che questa asimmetrica opera d’arte nascondesse in fondo un mio desiderio nemmeno troppo velato.

Mi guardo allo specchio e immagino l’uomo che sarei potuta essere. Se esistesse la reincarnazione e io potessi scegliere io vorrei rinascere uomo. Quando lo dico alle amiche, a parte alcune anime illuminate, le altre mi guardano storto.

Mi piace cambiare. E poi io so già che cosa vuol dire essere donna. Ed è una gran rottura di palle.

Anche se ce la menano con questa storia delle pari opportunità e con la valorizzazione delle nostre differenze di genere.

Perché mentire? Quello che dicono è tutto vero.

E’ vero che sono isterica.

E’ vero che se devo uscire e non trovo quegli orecchini a forma di pavone che si abbinano perfettamente al mio ombretto, sbatto i cassetti e piango imprecando contro l’ingiustizia divina, in un mio personalissimo “ Dio perché mi hai abbandonato?”

E’ vero che l’orologio biologico ticchetta forsennatamente allo scoccare dei trenta, facendoti venire voglia di fare un figlio con il primo che passa, fosse pure un senzatetto, anzi meglio se è un senzatetto a tuo carico, così si occupa lui del bambino durante il giorno in cambio di vitto e alloggio.

E’ vero che piango ogni volta che c’è Dirty dancing in tv, quando lui dice che nessuno può mettere Baby in un angolo e poi la fa volare come un frisbee mentre suo padre si commuove come un annaffiatoio.

Ed è vero che ogni unghia spezzata, ogni sbavatura di rimmel, ogni neonato buco di cellulite si traducono in devastanti microdrammi.

Non serve a nulla che il mio uomo sdrammatizzi e mi prenda in giro dicendomi che sono bellissima anche con i baffi e la sblusatura nella pancia ( che tanto non ci crede nessuno che lo pensa davvero) Loro, gli uomini, non possono capire. Loro, gli uomini,  tutte queste seghe mentali non se le fanno mica.

Io voglio rinascere uomo. Non cercate di farmi cambiare idea.

Tanto basta il pensiero di una vita intera senza depilazione a rendermi inamovibile.

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