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Mi chiamo Ishdi, sono una Jana e sto aspettando la mia punizione.
La Jana Maistra mi ha detto di aspettare qui, sulla soglia del Nuraghe. Devo aspettare tutta la notte vegliando il fuoco sacro. E questa è una cosa strana. Devo aspettare la punizione che sceglierà, ma devo anche svolgere un compito così importante. Non capisco: non mi fa dormire con le altre Janas nella nostra casa delle fate, mi dice di aspettare qui la punizione, ma perché mi fa vegliare il fuoco sacro che non deve spegnersi mai? Non so nemmeno se sono capace. So solo che tutti i nostri poteri di fate sono legati a questo fuoco. Soprattutto i poteri di chi lo veglia. Se aumenta la sua luce, significa che è aumentata la forza di chi lo custodisce. Se si spegne sarà come se si spegnerà qualcosa anche dentro di me. Io e il fuoco stanotte siamo legati. E non c’è niente che io possa fare per farlo crescere o morire. E’ solo lo specchio del mio spirito di Jana. Ma se si spegne perderò ogni potere e diventerò come una donna comune. Tutte le Janas perderanno qualcosa. Come se una parte della Luce decida all’improvviso di abbandonarle per andare altrove. Così mi è stato detto.
La notte è lunga qui da sola. E ho paura. Ogni fruscio può essere un gatto, ma anche un lupo o uno di quegli uomini del villaggio che non hanno abbastanza paura delle nostre magie. Quelli che la Jana Maistra dice che vogliono rubare il nostro tesoro. Stringerò forte il mio amuleto e forse mi passerà. La Dea Madre mi ha sempre protetto.
Quando il Dio Sole si sveglierà, la Jana Maistra mi dirà cos’ha deciso per me. Non so cosa mi succederà. In fondo non ho fatto nulla di così grave. L’ho solo guardato. Si può essere puniti solo per uno sguardo? Io non lo sapevo. Basta davvero solo incrociare lo sguardo con un ragazzo che porta le sue pecore al fiume, per perdere tutti i poteri e non essere più una Jana?
Noi Janas possiamo decidere il destino degli uomini, ma non il nostro. Possiamo curare le malattie, portare gioie e tormenti , chiamare il Sole e le piogge. Possiamo dare la vita e la morte. Possiamo tutto, tranne innamorarci. Perdiamo ogni cosai se regaliamo il nostro spirito a un uomo. Questo io non so bene cosa voglia dire, ma la Jana Maistra ce lo ripete a ogni cerimonia nel bosco.
Però con me è stata troppo severa. Quando Iry si è fatta slacciare la bottoniera dal figlio dello sciamano, si che era grave. Quando Liky ha detto che voleva sposare quel soldato Shardana, era grave. Infatti ora non è più una Jana, anche se ha un figlio e dice di essere felice. Ma io? Per uno sguardo? Cos’aveva di così grave quello sguardo che quando la Jana Maistra mi ha guardato dentro gli occhi si è arrabbiata così tanto?
Era quel caldo che sentivo nella pancia quando i miei occhi hanno incontrato quelli di Itzockor? Era quello? Era il fatto che quando l’ho guardato mi è sembrato di averlo sempre conosciuto e aspettato anche se non l’avevo mai visto? Era questa la cosa grave? Forse il fatto che quando l’ho visto, attorno a me non c’era più niente. Solo lui. Forse era questo.
Oh no! E ora che faccio? Il fuoco si è spento.
Aspetta, aspetta, non toccarmi.
Osserva bene.
Prima di far scorrere le tue dita rugose di contadino sulla mia pelle liscia e dorata…osserva bene.
Lo so che non hai tempo, ma mentre pulisci le tue mani incrostate di terra su quei pantaloni neri di fango e di escrementi, usa quegli occhi vibranti e fermati un istante.
Osserva la curva, cieco e testardo, osservala bene. Guardami con lo sfondo azzurro del cielo. Guarda come la linea pulita del mio profilo disegna una curva perfetta. La vedi?
E ora puoi anche prendermi. Fallo piano, testardo. Piano, ho detto. E chiudi gli occhi.
Sotto questa pelle dura di contadino, il palmo della tua mano sa pesare e sentire la perfezione, lo so. La senti la vita che pulsa?
Sembro semplice, ma racchiudo misteri e una storia antica. Puoi distruggermi in ogni istante, sono in balia della tua forza. Ma se mi lasci vivere, lo sai, mi basterà un po’ di calore per far esplodere la vita.
Apri il tuo pugno caldo, adesso. Ci stavo bene, ma devo seguire il mio destino: morire nella tua bocca, o trasformarmi in una vita nuova.

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