Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘Luca’ .
Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna
Ognuno al proprio posto. In occasioni come queste tutto viene studiato minuziosamente e con largo anticipo.
Come gli altri, anche Andrea attendeva paziente l’arrivo della star che avrebbe presto catalizzato l’attenzione del grande pubblico. Non aveva mai potuto sopportare quella spregevole capacità che i vip hanno di incantare e persuadere così platealmente. Sopratutto quando accade senza che muovano un un dito. Più di duemila paia di occhi fissi a guardare un vecchio essere umano fermo.
20 minuti di ritardo. In un momento così solenne, sarebbero forse passati in secondo piano. Non quel giorno: la tensione imperversava per tutti i duemila metri quadri della struttura; l’aria stessa era più densa, da respirare a fatica. Ovunque corpi madidi di sudore erano appiccicati gli uni agli altri come bestie in batteria, straripavano dall’ingresso disegnando la foce di un fiume umano sino alla fontana nel piazzale e via per il sentiero sino alla strada .
Dentro lo stabile, l’aria viziata non faceva che alimentare la tensione. Andrea fece un grosso sforzo per impedirsi invano di passare in rassegna le persone subito accanto a lui… “Gialli a righe blu.
Orribili!” C’era sempre qualcuno che indossava i colori degli abiti suggeriti dallo stilista dei dadi.
Per non parlare di quei grandi bottoni bianchi, occhi appesi ai tessuti tesi sugli addomi rigonfi, li odiava piú di ogni altra cosa. Li sentiva come sguardi vivi, fissi su di lei nell’atto di rimproverarle i brevi momenti di divagazione, così necessari per riflettere su ciò che ti accade intorno.
A qualche centinaio di metri gli uomini della scorta scesero velocemente dall’auto, si avvicinarono alla Roll Royce e da li iniziarono, pochi istanti dopo, la lunga discesa del sentiero, verso di lei.
La solennità imposta dal cerimoniale era come enfatizzata dal tremolio dell’aria a contatto con la superficie bollente del percorso asfaltato. Il caldo appiccicoso incancreniva il ghigno di sofferenza nei loro sguardi, distinguibile senza sforzo anche a grande distanza. Ogni passo scolpiva nuovi segni, espressioni inedite sui loro volti sfigurati dalla fatica.
“Altri 25 minuti.”
Con un unico movimento i sei uomini adagiarono l’imponente cassa di mogano e il suo egregio contenuto, il fu cav. Domenico Ambrosini, sulla struttura metallica posta davanti l’antico ingresso gotico.
“Ben 47 minuti di ritardo!”. La voce uscì senza permesso dalle sue labbra per invadere lo spazio aereo delle orecchie tutto intorno. “Non era mai stato uno puntuale nemmeno da vivo” fu la risposta pronta di una donna bionda, tailleur nero e un rossetto vivo come la brace. Andrea sentì il diritto irresistibile di replicare ancora più duramente “La sua ultima grande esibizione!”. Lo pensava veramente e il sorriso rapido che ritrovò specchiato sui volti intorno a lei aggiunse la convinzione di non essere la sola.
In quell’istante, come per incanto capì. Per giorni interi la soluzione le era rimbalzata in testa troppo velocemente perché riuscisse a riconoscerne l’estrema banalità: avrebbe iniziato a perdonarlo solo accettando di disperdere ogni suo ricordo nell’oblio.

Commenti recenti