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Cara Silvia,

ti informo che per Natale sarai il regalo di Gianni. Si Gianni quello che l’altra sera hai finto di non riconoscere, quel povero Gianni che quando è entrato in Ufficio hai messo alla gogna con le tue colleghe raccontando nei minimi dettagli le defaiance di quella notte di trent’anni fa!

Non ti sembra di aver esagerato? Trent’anni fa hai tratto delle conclusioni troppo avventate.

Lo sai che lo stress e l’emozione giocano brutti scherzi? Tu se stata spietata! Quando ci fu il fattaccio hai subito dato retta a quella pettegola di Cristina che riportava ai quattro venti quella storia tra lui e un certo Davide. Tutto da dimostrare….

Non pensi che la tua vita sarebbe potuta essere diversa? oggi non saresti sola, avresti un marito, dei figli…

Silvia devi imparare ed essere più tollerante con gli uomini e non arrenderti alle prime difficoltà.

Ho già organizzato tutto, vi troverete all’Hilton di Tunisi. La suite è stata prenotata, all’aeroporto verrà a prenderti la limousine, cenerete nella sala da pranzo dell’albergo, io ho pensato a tutto. Tu potrai scegliere l’abito, ho lasciato il conto aperto a tuo nome da Gucci, ma mi raccomando devi essere sexi e dolce, misteriosa e rassicurante, divertente e riservata. Devi fare il miracolo!

Silvia è la tua ultima occasione : o un futuro con Gianni o la solitudine e l’ospizio.

Il volo per Tunisi è alle 20 del 24 dicembre 2010, il biglietto lo troverai all’aeroporto.

Buona fortuna Babbo Natale.

Caro Babbo Natale,

solo oggi apprendo che sei stato rilasciato dalla polizia Boliviana, ma dopo aver letto la tua avrei preferito continuare a leggerti nella lista dei desaparecidos.

Quel Gianni, come regalo di Natale, avevi cercato di rifilarmelo ben trent’anni fa e se trent’anni fa aveva quel piccolo”difetto”, penso sia molto improbabile che oggi sia riuscito a rimediare.

In quanto alla mia presunta cattiveria non posso che confermare i fatti di cui tu sei già abbondantemente a conoscenza. Inoltre, quando ho raccontato la storia tra lui e quel Davide ho riportato la fonte sottolineando che era un’incorreggibile pettegola. Insomma relata refero.

Un marito .. dei figli..In tua assenza, Caro Babbo Natale è arrivata anche la …. Menopausa…

Insomma Babbo Natale non vedo il motivo di tanta ostinazione. Oppure il motivo c’è ?Ricordo che proprio trent’anni fa quel Gianni, che era povero in canna, arrivò con un Rolex d’oro da venti milioni. Regalo di Babbo Natale? E io dovrei crederci ? Insomma l’Hilton, la Limouosine, l’abito di Gucci. Ma tu non dovevi portare le macchinine ai bambini del terzo mondo? O hai cambiato incarico? No, perché se hai cambiato incarico i conti tornano. Oddio se tu hai cambiato incarico possiamo anche metterci d’accordo, ma un abito di Gucci francamente mi sembra un po’ poco . Vabbè che eri in Bolivia ma bastano tre telegiornali, dovresti capire che perché il tuo amico abbia una moglie, la signora in questione dovrebbe come minimo avere una bella poltrona nel consiglio d’Amministrazione della Banca d’Italia. Caro Babbo Natale, ora ti lascio, ma penso che sicuramente riusciremo a metterci d’accordo, in fondo a Natale siamo tutti più buoni. Tua Silvia.

La sveglia è un oggetto inanimato, ore 6.30. Il trillo uguale a sempre rompe il sonno. Da tempo la mia giornata è trasformata. Il primo periodo ho fatto finta di essere in vacanza : ferie a tempo indeterminato, per un po’ ha funzionato, ha funzionato almeno fino a quando la cassa integrazione ha coperto le spese.

Ore 6,45 ho fretta di alzarmi, metto su il caffè , con una mano accendo la TV , con l’altra schiaccio il pulsante del computer.  Attendo con ansia che la clessidra mi indichi che tutte le mail sono state caricate. Fra un po’ dovrò andare in un’internet –Point, non ricordo da quando non saldo i conti col Signor Tiscali, da un giorno all’altro attendo rassegnato che lì sul display compaia la fatidica scritta: ”nessuna connessione ad internet contattare l’Amministratore”. Non ho bisogno di un amministratore non è né una fortuna, né una sfortuna è un dato di fatto E.458/65 è tutto quello che mi resta insieme ad una laurea in chimica alla Bocconi, un Master negli stati Uniti e 15 anni impiegati a dirigere un’azienda. I conti posso farli da me.

Ore 8 il caffè è finito, il mio curriculum è stato letto da quella azienda di Oslo. Incredibile! Hanno risposto, sembra che abbiano trovato il mio profilo interessante… Interessante chissà che fa freddo che fa ad Oslo…..

Ho lasciato l’ultima bustina chiusa: ”BANCOPOSTA attenzione! Le comunichiamo che sono state rilevate delle operazioni sospette sulla sua carta”. Grazie per la sollecitudine, peccato, non possiedo più nessuna carta.

Ore 10 attendo che il ferro si scaldi, il segreto per resuscitare le camicie lise è stirarle con cura. Le mie camicie sono praticamente miracolate da un additivo che disciolgo nell’acqua, tengo accuratamente la formula segreta.

Prima di indossare la camicia mi faccio la barba, la doccia l’ho fatta ieri notte, non posso sprecare altra acqua calda.

Devo fare con calma ho un appuntamento alle 11,30, cercano un barista in un locale del centro, se sono troppo svelto rischio di attendere troppo.

La giornata è molto bella, il sole mi riscalda le ossa fradice, è stato un lungo inverno.

Il locale deve essere quello all’angolo. Sembra proprio una topaia e quel tizio con la catena d’oro, i capelli unti, il grembiule lercio ha tanto l’aria di essere il padrone. Sono indeciso entro o scappo? Scappo. E’ quasi mezzogiorno, oggi in fondo andata bene l’ora fatidica è arrivata senza troppa attesa, sto diventando abile ad allungare il tempo. Lentamente mi avvio e cerco di godermi la passeggiata, di questa strada conosco tutto, anche le crepe del marciapiede, ci passo tutti i giorni da quasi un anno. La meta è quel portone severo, di solito c’è la calca per entrare, gente di tutti i tipi: il barbone patologico, l’extracomunitario chiassoso e tanti, troppi vestiti con gli abiti di ieri che ingannano l’occhio: sembra che passini qui per caso. Saluto Claudia, professoressa di lettere, precaria anche lei e in ferie forzate grazie alla Signora Gelmini. Claudia mi sorride:

”Ciao Guido, novità?”

Claudia è piccola, bionda, dolce, un motivo in più per attendere l’ora del pasto tutte le mattine.

“Sì, forse. Mi hanno risposto da Oslo”

“Davvero?” sorride, meravigliata, felice per me. ”E cosa conti di fare?”

“Non so, per il momento mi hanno chiesto di compilare un questionario e lo farò.”

“Cosa c’è, non ti vedo entusiasta?”

“Non so .. ad Oslo c’è freddo..”

“Sì, ma avrai di nuovo un lavoro, un reddito, uno status sociale, potrei fare progetti…

La guardo negli occhi e già mi manca.

“Pensa, l’unico progetto che mi viene in mente, se penso di trasferirmi in Norvegia, è come organizzarmi le ferie. Sono sicuro che vivrei 360 giorni di gelo in attesa di scaldarmi alla luce di questo sole e… dei tuoi occhi . Vorrei dire dei tuoi occhi ma non lo dico, lo penso mentre saliamo i gradini della mensa dei poveri. La mensa dei poveri dove non sono beati gli ultimi, al massimo sono fortunati se i primi sono stati discreti.

Io sono un uovo e ho inventato il mondo.
Io sono un uovo, tondo, chiaro, nutriente, fragile, semplice, buono, indifferente, inesistente.Io sono un uovo di piccione, di gallina, di tacchino, di struzzo costo 50 euro.Io sono un uovo, sodo, strapazzato, all’occhio di bue, alla coque. Troneggio nella carne alla Bismarck e nel brodo con una fetta di pane sotto.Io sono un uovo, a causa della mia forma sferica, liscia, impenetrabile, impermeabile non vedo e non sento.Io sono un uovo, sono chiaro e sono scuro, sono di colore mutevole. Mutatis mutandis.
Io sono uovo. Sul suo biglietto da visita era scritto in alto a lettere cubitali :D irettore Generale, sotto Dottor, Professor, Avvocato Nicola Esposito. Intorno ad un tavolo ovoidale erano in due, lui  e l’illustrissimo Prof. Augusto Bignardi Preside della Facoltà di Medicina. Il giorno si doveva decidere come destinare importanti finanziamenti nell’ambito della sanità. La loro discussione era calda, accesa, appassionata L’argomento: IO. Il primo sosteneva l’importanza di quanto fossi buono quando rotolavo dal didietro di una gallina di un pollaio e di quanto fossi nocivo se ruzzolavo dal didietro di una gallina d’allevamento. L’altro decantava l’arte dell’uvo al tegamino.  Le galline ruspanti , le uova come le faceva mammà. Mi sono commosso.

Caro Alberto, scusami per l’altra sera, ti ho sommerso di parole. Faccio sempre così quando mi sento in imbarazzo. Ho terrore dei silenzi : parlo, parlo, e non ricordo ciò che dico.Non mi aspettavo quello sguardo languido tra la pasta al forno e l’arrosto. Il vino mi è andato di traverso. Il panico è venuto dopo, al momento del dolce, quando con voce triste mi dicevi che eri solo….Scusami non ti vedevo da tanto tempo, mi aspettavo un altro film, per questo ti ho rifilato subito il caffè.Confesso, quando ho chiuso la porta alle tue spalle ho tirato un sospiro di sollievo.E’ passata una settimana, ora l’ansia si è placata, penso al tuo sguardo e vorrei vederti, se tu vuoi.

Poesia in prosa
La mia tana ha le pareti di vetro. Il sole sta affogando sul vecchio molo, la luna sorge sul mare e lo segue. Le note di Chopin mi portano lontano… La passione si dissolve nello specchio d’acqua. Lo sguardo nuota nello scenario  consueto e mai scontato.La passione si placa, è un tumulto inutile. Vuoto la mente e affondo col sole nello specchio dell’acqua. Acciaio e oro, i colori dell’acqua si fondono. Affonda le passione che rincorre chimere. L’oscurità avvolge l’orizzonte, il bleu del mare, il bleu del cielo è solo interrotto da poche scintille. La mente, il vuoto, la notte, Chopin.. Il tempo del silenzio sembra infinito, ma un fracasso infernale squarcia l’armonia delle tenebre, mette tutto a soqquadro: è arrivata la Passione.

COME RISTRUTTURARE UN ATTICO

Carissimo,

non ci vediamo da tanti anni e a lungo ho pensato  se mandarti una mail (ho visto che sei su Facebook), telefonarti, oppure scriverti, sistema che era antico anche ai nostri tempi.

Un po’ mi vergogno, ma dal momento che non ti vedo mi vergogno un po’ meno.

Ricordi la nostra storia? Io devo essere sincera l’avevo seppellita da tempo, ma i casi della vita….

E’ stato il destino. Hai presente la nostra casa in Via Milano? Bene l’ho venduta e pensa, durante il trasloco ho trovato un astuccio, quelli lunghi, a righe, dei nostri tempi. Non l’immagineresti mai, dentro c’erano quelle letterine che a scuola, durante la lezione, viaggiavano dal primo banco (il mio), all’ultimo banco(il tuo).

Sai che sono proprio carine! C’è gente che con molto meno ha fatto un sacco di soldi, vai il libreria e guarda!

Non so cosa tu stia pensando ora, ma voglio toglierti dall’imbarazzo, non ti scrivo per farti i complimenti, vorrei il tuo permesso per pubblicare la nostra storia.

Sempre se sei d’accordo.

Come dicevo ho venduto la casa di Via Milano e sto per trasferirmi in un attico di Via Roma, ho trovato un ottimo impresario per ristrutturarlo, ma sai come vanno queste cose ti fanno un preventivo poi si allargano.

Dimenticavo, le nostre lettere hanno già un editore, un caro amico, dice che sicuramente sarà un successo e abbiamo già stabilito una congrua percentuale sulle vendite.

Vorrei tanto che tu fossi d’accordo .

Carissimo, ora mentre sto per lasciarti capisco perché ho preferito scriverti : pensa alle lettere del Werther, pensa alle lettere dell’Ortis, pensa a Milena e Kafka. Che pathos romantico! Prima di decidere rifletti sul nostro avvenire! Solo  un euro a copia  diventeremo ricchi, noi e i nostri nipoti.

Sempre tua

Lisa

P.S. Se non ricordi cosa c’è scritto nel plico ti invio le copie, gli originali, ovviamente, li tengo io.

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