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E’ il 1994, in giro, per le strade, c’è un’aria che per la prima volta
percepisco.
Tutti sono in bilico tra la felicità, la tensione e la speranza.
Io sò che verso l’ora di pranzo ci sarà l’estremo atto di ciò che a tutti dà
queste sensazioni.

Prima però mi dedico al mio gioco preferito, la guerra vegetale. Raccolgo: rami, radici, frutti, piante intere, foglie( le mie preferite son
quelle di piante grasse perchè  più adatte in caso di ferita,  in quanto perdono del liquido trasparente, per me rosso sangue).

Quel giorno, nel mio magico giardino, trovo delle bacche, ma non tante, quattro o cinque, ma non riesco a farci due eserciti, non riesco a trovare i leader, non riesco a combattere anzi a farle combattere.
Mi vedo costretto ad usarli come proiettili, proiettili che io utilizzerò per sparare alle nuvole, quelle poche che ci sono; perchè la giornata è splendida, quindi non avrei neanche il desiderio di scacciare il mal tempo.
Insomma, non c’è pioggia, non c’è goccia, non c’è vaso ma io strabocco di gioia ed ho deciso di combattere; di uccidere la noia, o semplicemente di creare una simulazione di guerra forse per allontanare la vera guerra che ancora non conosco.

Parte il fuoco, con la mia fionda mitragliatrice, che però spara una bacca alla volta. Sparo sù, sparo giù, sparo a destra e a sinistra c’è la finestra di casa di
mia nonna, la rompo( è lì che ho scoperto che le bacche, pur leggere, riescono a rompere i vetri, o almeno quelli delle finestre di casa di mia nonna).

Io, da buon cecchino, mi nascondo, non sono là, non esisto.
Nessuno dovrà sapere mai (e mai hanno saputo) che fui io a rompere quella finestra.
Mai scelta fù più giusta: poichè quel giorno verso l’ora di pranzo, l’italia perse ai rigori ed io, piccolo soldatino di otto anni, sarei potuto essere abbattuto come capro espiatorio.

Giulia pesava settanta chili quando si iscrisse in palestra. Era il suo primo tentativo, la scelta più ovvia. Ne perse due, i primi, i più facili. Poi niente. 68 chili a settembre, 68 a ottobre, 68 a novembre, 68 a dicembre. A gennaio, in preda allo sconforto, cercò aiuto nella fede, dapprima la sera nelle sue preghiere e poi direttamente nella casa del Signore, la scelta più folle. La sua ciccia sudava sotto l’impermeabile nella strada fino alla chiesa, era una micro sauna ogni volta. Altri 2 chili, i più facili, poi niente. 66 chili a gennaio, 66 a febbraio, 66 a marzo, 66 ad aprile. A maggio il tempo stringeva, Giulia maturò la scelta definitiva.

“Conti fino a 10”

“1,2,3…” si addormentò

“Assistente mi passi le forbici, iniziamo con la liposuzione”


Questa mattina ho sentito un trillo disperato. Scuola di scrittura a 30 anni dalla legge 180 si rivolge ad un gruppo di allievi invitati a partecipare al progetto in parte dai Centri di Salute Mentale, in parte dai Presidi del Libri della Sardegna. Un gruppo eterogeneo, con giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, a cui proponiamo di lavorare sulla scrittura: per esplorare un canale espressivo che permette a ciascuno di indagare idee, pensieri, emozioni e comunicarle all’altro da sé; e al tempo stesso per conoscere e comprendere le reciproche realtà.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle collaborazioni che il Dipartimento di Salute Mentale di Cagliari ha avviato con gli operatori culturali del territorio, con l’obiettivo di portare la città e i cittadini a contatto con le realtà che il Dipartimento raccoglie e stemperare i confini che ancora separano i due mondi.


Inauguriamo una scuola di scrittura a Villa Clara per dilettanti scrittori, per chi ha uno scritto nel cassetto, per chi può e sa parlare solo attraverso la penna, per chi ha un sogno …
Una scuola per tutti, per chi vuole contaminarsi con la diversità dell’altro, a trent’anni dalla legge 180, a Villa Clara per vincere separatezze ed esclusioni.
Ringraziamo gli scrittori, i poeti, gli artisti, gli intellettuali della Sardegna disposti a dare alcune ore di intelligenza a questo progetto, opera collettiva di salute mentale.

Giovanna del Giudice
ex Direttore Dipartimento di Salute Mentale – ASL 8 Cagliari

“Di scuole di scrittura ce n’è una gran quantità e nessuna di queste “insegna” a scrivere. Chi arriva alla scuola è solitamente già capace di esprimersi attraverso l’azione complicata del ricomporre la realtà in parole scritte. E se un’idea di scuola di scrittura viene mondata dalla presunzione di ammaestrare alla scrittura e la si limita al tentativo di trasmissione di un artigianato o, semplicemente, alla conoscenza di altre scritture magari testimoniate “in vivo”, allora è possibile che in quell’idea vi sia una qualche utilità.
C’è, tra gli effetti dello scrivere, una conseguenza riconosciuta e ambita. L’attenuazione del dolore emotivo.
Tutti proviamo dolore emotivo e la sofferenza può arrivare, in alcuni di noi, sino a forme talmente invadenti che qualcuno non riesce a contenerle. Allora la medicina cerca di schedare questo dolore dentro l’ordine insufficiente delle sue classificazioni. Necessarie, però inadeguate.
Ma la medicina intelligente è, prima di tutto, consapevole di limiti e mancanze. Allora cerca nell’imprevedibilità delle nostre capacità creativa un rimedio che, altrimenti, lei, la medicina, non saprebbe trovare in se stessa.
Raggruppare in una classe sofferenze diverse non è stata una panacea del patimento. Ma di certo non ha prodotto altro dolore. Anzi, il dolore si è frammentato, si è diviso per il numero delle persone che compongono il gruppo. Si è addirittura talmente segmentato in tante piccole parti che, alle volte, non lo si riconosce più.
L’estroversione sentimentale, l’obbligo comunitario di rappresentare e discutere una propria espressione scritta che viene dal profondo, non ha rappresentato una forma chiara e riproducibile di cura, questo no.
Ma gli appuntamenti del venerdì con scrittori, giornalisti, correttori di testi ed editori sono stati un affettuoso elisir medicato.
Da questa esperienza è nato un tepore sentimentale che si è trasmesso a tutto il gruppo, un’impressione di stabilità rassicurante legata, in fondo, alla possibilità di esprimersi attraverso un mezzo, la scrittura, che costringe comunque alla ricerca di una disciplina, di ordine ed equilibrio.”

Giorgio Todde
Presidente Associazione Presìdi del Libro della Sardegna

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