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Immaginarsi e ricordarsi quei colli e petti sino al venerdì sucessivo. Come si tendono e immaginarsi le corde vocali che vibrano. E vedere quei petti, cassa toracica che si espande. Vedere quelle boccucce che sibilano un mi potentissimo, da elefantesse, ma compunte come damine, che così vuole l’Opera. Ecco tutto questo mi piace, no di più: mi ossessiona. Credo di essere sano di mente perchè conosco le mie ossessioni. E quando ho voglia le espando, le analizzo oppure le trituro sino a fissarmi su un frammento minuscolo. I colori degli abiti di scena. Sogno un mondo tutto bordeaux, quei verdi, quei dorati. Le carni bianchissime. Non mi interessa scoprire più carne di quella che mi si offre alla vista all’Opera. Mi è sufficiente per una settimana. Non mi ricordo chi l’ha detto ma io ne son testimone ogni settimana: il mondo dell’Opera è assai democratico: i palchi ai ricchi, la platea tracima di abbonati che aspirano tutti ad avere un posto tra i ricchi. Le mise degli abbonati mi lasciano indifferente, c’è un mix dozzinale e ricercato che mi tedia. Tutt’altra cosa gli abiti di scena, ci son delle sarte bravissime che lavorano per la stagione operistica.

Anche quando qualcosa va male durante la settimana il mio pensiero torna sempre a quelle casse toraciche baritonali che si espandono e vibrano. E io lo sento. E ci penso. La perfezione del corpo non è tanto il meccanismo di scambio e i passaggi di liquidi tra i vari organi. Per me la perfezione del Creato è quel vibrato, nasce mistero come il fuoco a sfregare due legnetti.

Domani scioperano gli orchestrali. Hanno scoperto un buco nelle casse dell’Ente di più di venti milioni di euro. Domani niente Opera. Il direttore artistico Mastrostefani alle telecamere faceva spallucce e aveva la faccia di chi non ci può fare niente. Una faccia che non merita rispetto. E la mia dose di virtuosismi del soprano? Lo scambio amorevole tra tenore e contralto? Quelle boccucce a cuore? Quei colli?

Vivere di attese mi rende tutto preciso e sopportabile. So che il venerdì mi nutriranno. Ma ora? Non mi voglio rassegnare e non posso farlo. E’ pe questo che mi devi giurare che domani, caro Mastrostefani, ci sarà l’Opera: altrimenti ti uccido la signora.

Spudorata. Da qui dovrai passare. E io sono qui. Spazio ce n’è poco ma mi basta. Posso allungare le gambe, ho il portacenere a portata di braccio. Il whisky c’è ma è sempre poco, la musica non manca.

Radio maledetta, trasmetti solo canzonette d’amore, in italiano per di più. La lingua di Dante, di Petrarca, di Boccaccio. La lingua dell’amore.

Io e te… un grande amore e niente più….”

La lingua dell’amore. Vorrei proprio sapere dove passeggia adesso quella lingua! Quali ormoni solletica. Spudorata carogna.

“Devo andare dal dentista, non possiamo vederci questa sera.”

Vedrai invece che ci vediamo! Io sono qui e tu da qui devi passare.

Ti starà facendo l’anestesia? Starà profanando la tua bocca con mani, anzi artigli da dentista arrapato?

Questo sedile inizia ad essere scomodo, quanto dura una seduta dal dentista? Seduta?… Si! Sdraiata! Con la scusa dell’igiene orale volevi solo turbare la mia igiene mentale… E questo cacchio di radio, perché continua a bombardarmi…

… e l’innocenza sulle gote tue… ferma ti prego la mano…”

Ferma la mano, hai sentito?!

Da qui devi passare e appena passi ti afferro, ti scaravento in questa macchina dove mi sto cartonando il culo da due ore, abbasso il reclinabile e ti controllo la bocca. Vediamo se hai fatto veramente l’igiene orale.

Quest’amore è una camera a gas…”

Ecco proprio così, ma non è solo l’amore, è anche quest’auto che sta diventando una camera a gas. Non dovevo mangiare i carciofi, conosco bene il loro effetto. E non posso neanche abbassare i finestrini che fuori si gela.

Dal letame nascono i fiori

E chi se ne fotte. Scendi giù velocemente, non ne posso più. Ti do altri cinque minuti, massimo un’ora e poi salgo su e faccio l’anestesia al tuo dentista… a calci nel culo gliela faccio!

Il triangolo no… non l’avevo considerato…”

Adesso basta! Radio di merda, auto di merda, giornata di merda, dentista di merda.

Ti prego amore, scendi.

Poesia in prosa
La mia tana ha le pareti di vetro. Il sole sta affogando sul vecchio molo, la luna sorge sul mare e lo segue. Le note di Chopin mi portano lontano… La passione si dissolve nello specchio d’acqua. Lo sguardo nuota nello scenario  consueto e mai scontato.La passione si placa, è un tumulto inutile. Vuoto la mente e affondo col sole nello specchio dell’acqua. Acciaio e oro, i colori dell’acqua si fondono. Affonda le passione che rincorre chimere. L’oscurità avvolge l’orizzonte, il bleu del mare, il bleu del cielo è solo interrotto da poche scintille. La mente, il vuoto, la notte, Chopin.. Il tempo del silenzio sembra infinito, ma un fracasso infernale squarcia l’armonia delle tenebre, mette tutto a soqquadro: è arrivata la Passione.

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