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Era così bello profumare di brillantina, la sera. Ma voi non potete capire, quando parlo sentite un- bobobò- da bassotuba, lo capisco da come cercate di leggermi il labiale. Quando io parlo voi non mi capite. Io profumavo di brillantina la sera al corso, avevo un completo in velluto marrone e la camicia bianca, facevo la barba ogni tre giorni e il bagno due volte a settimana. Me la ricordo la sensazione di passarle davanti e poterla guardare mentre seduta fuori da casa sua stava con le amiche a chiaccherare.  Io a Tonino Frogheri lo avevo detto subito, me lo ricordo come fosse adesso: io a quella lì me la sposo. Lei non mi guardava mai, mischinedda, e questa cosa mi piaceva, che fosse umile e coscienziosa e non sfrontata come le amiche sue che ci guardavano dritte negli occhi. Però lo sapevo che sentiva il mio profumo di brillantina, infatti dopo che ci siamo sposati me l’ha detto. Io l’ho sempre diviso per odori il mondo. Non servono tante parole per capire le persone, quanto gli occhi ti serve l’olfatto. Da noi in paese i lavoratori odoravano di sterco di cavallo e di pecore, i disperati e il parroco di vino, a tutte le ore. I bambini di piscio, e gli anziani di camposanto. Per le donne è sempre stata un’altra cosa perchè col vestito e il copricapo il loro odore restava segreto, non lasciavano scia all’uscita dalla Messa, così c’era da diventare matti a immaginartelo quell’odore, la notte. Me la sognavo proprio che si toglieva il fazzoletto dalla testa e io potevo annusarla. Ho sempre avuto un naso attento, col naso sentivo l’arrivo della pioggia, se i pomodori nell’orto erano maturi, se babbo era ubriaco oppure cinque lire ci scappavano per andare con gli amici al corso. Io ho fatto tutto col naso: ho scelto la vigna e ho scelto la moglie. E ho capito per primo quando me la stavano portando via. Quando si è ammalata, che manco il dottore era ancora venuto a visitarla, ha perso il suo odore e ne aveva un altro che assomigliava a quello di un panno umido e a qualcosa di arrugginito, tanto che io, quando ha iniziato a tremare, le guardavo le mani: cessu cessu che questa mi ha toccato la corrente e si è fulminata, ma in mano non aveva niente. Solo era scomparso il suo profumo di menta.

E se mi vedete nell’orto con gli occhi chiusi che piango davanti alle piantine di menta, non pensate povero vecchio, mì come si è rimbambito, non faccio – bobobò- e piango. Poveri voi, tutti, a non avere mai amato una donna che profuma così. Poveri voi a  non avere amato Franzischedda.

 

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