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Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna
Eddy si risveglia al buio della sua stanza in affitto, il mese è quello del letargo , in cui non lavora e si prende tutti quegli svaghi che durante il periodo estivo, paradossalmente, non si può prendere. E’ un risveglio, definito più volte da lui, da operaio d’impresa edile, in quanto ha dei mattoni in testa di cemento armato.
Questo gli impedisce di avere qualsiasi altro pensiero o ricordo diverso da caffè e acqua.
Mentre si accinge alla somministrazione della droga marrone si accendono le sinapsi sotto forma di lampo e di genio che accende un lampione: è notte. Guarda per la prima volta l’ora dal suo modernissimo cellulare; sono le 20. A questo punto inizia ad irrigidire i muscoli, digrignare i denti ed ad imbronciare il viso e sopracciglie col tentativo di sfregarle per far uscire le scintille e mettersi in moto; no, niente da fare.
Si ricorda solo che ha un appuntamento , ma né con chi né a che ora ma soprattutto non si ricorda perchè ha dei blocchett in testa, quelli da alcol e droghe pesanti.
Seconda tazza di droga marrone e litro e mezzo d’ acqua.
Qualche ricordo riaffiora; si ricorda delle discussion accese avute in un night club, con delle signorine che secondo lui non ap prezzano il senso della vita.
Si accorge di aver il viso un pò irritato, si guarda allo specchio e si trova dei graffi da unghie, il desiderio di conoscere il motivo di tale sfregio inizia a sopraffare il mal di testa mattonato.
Terza tazza e litro e mezzo di acqua, ed il contrasto amaro neutro gli fanno esclamare davanti ad una teiera, a voce alta citando lo stile da scienziato pazzo:
” se il genio non esce dalla lampada, allora la lampadina esce dal genio”
Esclamato ciò, ragiona e se ne fà una ragione, arriva alla saggia decisione di tornare a letto rassicurandosi dicendosi” Tanto l’appuntamento non sarà di sicuro di lavoro, sarà o con un amico o con una tipa; il primo capirà e la seconda può essere solo Sandy, e se l’ho paccata tanto meglio così sarà la fine del nostro tormentato, paranoico ed inquieto rapporto: t***a s*****a”.
Prima di tornare a letto decide di prendersi qualche birra dal frigo ed un ghiacciolo dal freezer, dal primo viene rinfrescato, dall’apertura del secondo ci rimase di ghiaccio nel trovarci la testa di Sandy.
Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna
Ognuno al proprio posto. In occasioni come queste tutto viene studiato minuziosamente e con largo anticipo.
Come gli altri, anche Andrea attendeva paziente l’arrivo della star che avrebbe presto catalizzato l’attenzione del grande pubblico. Non aveva mai potuto sopportare quella spregevole capacità che i vip hanno di incantare e persuadere così platealmente. Sopratutto quando accade senza che muovano un un dito. Più di duemila paia di occhi fissi a guardare un vecchio essere umano fermo.
20 minuti di ritardo. In un momento così solenne, sarebbero forse passati in secondo piano. Non quel giorno: la tensione imperversava per tutti i duemila metri quadri della struttura; l’aria stessa era più densa, da respirare a fatica. Ovunque corpi madidi di sudore erano appiccicati gli uni agli altri come bestie in batteria, straripavano dall’ingresso disegnando la foce di un fiume umano sino alla fontana nel piazzale e via per il sentiero sino alla strada .
Dentro lo stabile, l’aria viziata non faceva che alimentare la tensione. Andrea fece un grosso sforzo per impedirsi invano di passare in rassegna le persone subito accanto a lui… “Gialli a righe blu.
Orribili!” C’era sempre qualcuno che indossava i colori degli abiti suggeriti dallo stilista dei dadi.
Per non parlare di quei grandi bottoni bianchi, occhi appesi ai tessuti tesi sugli addomi rigonfi, li odiava piú di ogni altra cosa. Li sentiva come sguardi vivi, fissi su di lei nell’atto di rimproverarle i brevi momenti di divagazione, così necessari per riflettere su ciò che ti accade intorno.
A qualche centinaio di metri gli uomini della scorta scesero velocemente dall’auto, si avvicinarono alla Roll Royce e da li iniziarono, pochi istanti dopo, la lunga discesa del sentiero, verso di lei.
La solennità imposta dal cerimoniale era come enfatizzata dal tremolio dell’aria a contatto con la superficie bollente del percorso asfaltato. Il caldo appiccicoso incancreniva il ghigno di sofferenza nei loro sguardi, distinguibile senza sforzo anche a grande distanza. Ogni passo scolpiva nuovi segni, espressioni inedite sui loro volti sfigurati dalla fatica.
“Altri 25 minuti.”
Con un unico movimento i sei uomini adagiarono l’imponente cassa di mogano e il suo egregio contenuto, il fu cav. Domenico Ambrosini, sulla struttura metallica posta davanti l’antico ingresso gotico.
“Ben 47 minuti di ritardo!”. La voce uscì senza permesso dalle sue labbra per invadere lo spazio aereo delle orecchie tutto intorno. “Non era mai stato uno puntuale nemmeno da vivo” fu la risposta pronta di una donna bionda, tailleur nero e un rossetto vivo come la brace. Andrea sentì il diritto irresistibile di replicare ancora più duramente “La sua ultima grande esibizione!”. Lo pensava veramente e il sorriso rapido che ritrovò specchiato sui volti intorno a lei aggiunse la convinzione di non essere la sola.
In quell’istante, come per incanto capì. Per giorni interi la soluzione le era rimbalzata in testa troppo velocemente perché riuscisse a riconoscerne l’estrema banalità: avrebbe iniziato a perdonarlo solo accettando di disperdere ogni suo ricordo nell’oblio.
Un uomo arriva in ritardo all’appuntamento con una donna
Svolgimento
Quarantacinque minuti. Ora esagera. Non sopporto i ritardi. Maleducata. Carina, ma maleducata. Mi sa che le mando un sms. Si glielo mando
- Me ne vado. Ciao. -
Forse così è esagerato. Poi pensa che sono drastico. E se le è successo qualcosa? Magari prima è meglio essere sicuri che stia bene. Metti che ha avuto un incidente poi mi viene pure il senso di colpa.
Cancello e scrivo:
- Tutto bene? Comincio a preoccuparmi. -
No così non va bene. E se poi non le è successo nulla? Magari pensa che sono uno di quelli ansiosi e asfissianti. Un po’ in effetti lo sono. E’ carino preoccuparsi per le persone secondo me. Ma le donne sono strane. Se ti preoccupi sei assillante, se non lo fai sei uno stronzo menefreghista.
Cancello di nuovo e digito:
- Ciao. Tutto bene? Fuori fa freddo. Ti aspetto dentro.-
Si, mi sembra che suoni meglio. Conto fino a tre e lo invio giuro.
Ma si, sembro rilassato ma le sto comunque facendo notare che la sto aspettando da un po’. Ci metto anche uno smile così capisce che non sono arrabbiato
Cavolo ma io sono arrabbiato. Odio queste situazioni. Secondo appuntamento. Non ci siamo nemmeno baciati. Non posso avanzare pretese, ho le mani legate.
Però evidentemente non le piaccio. Mica una si fa aspettare 45 minuti. Anzi 50 ormai.
Mi sa che me ne vado. Se vuole mi chiama lei.
Poi un trillo e leggo
- Girati sono dietro di te. Fammi un sorrido e perdonami. Sono una donna. -
Sorrido e le vado incontro.

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