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POTREBBE
Lo osservo, l’uovo. Lo guardo inquieto. Oscillo.
Potrei sentire all’improvviso il sordo battere del becco sul guscio, vedere la conquista della libertà da ciò che protegge e limita.
Oppure l’uovo potrebbe non essere stato covato. Potrebbe essere lì dove io lo vedo, da una settimana o da mesi. Potrebbe essere marcio e, da una sottilissima incrinatura, proprio adesso potrebbe iniziare ad uscire un odore pestilenziale.
Oppure, l’uovo, potrebbe essere lì da pochi minuti, poggiato dalla stessa mano che poco prima gli aveva fatto due buchi e l’aveva portato alla bocca e ne aveva succhiato tuorlo e albume fino all’ultima goccia.
Lo guardo, l’uovo. E oscillo nel potrebbe.
Tutto è in penombra nel silenzioso caldo del dopopranzo estivo. Nel granaio arrivano ovattati i suoni e i rumori della vita che si svolge nei piani bassi della casa e nella strada.
Il leggero scricchiolare dei gradini della scala in legno annuncia l’ arrivo dei due fratellini, che come quasi ogni giorno, furtivamente e disobbedendo al divieto della nonna, vogliono scoprire il segreto che si nasconde sotto le ali abbassate e immobili di una chioccia dallo sguardo perso e un po’ triste.
Un giorno, i due bambini, già prima di arrivare agli ultimi gradini, sentono un insistente e allegro pigolare. Solo qualche ora prima, al posto di questo pulcino spennacchiato, c’ero io : un uovo
Io sono un uovo e ho inventato il mondo.
Io sono un uovo, tondo, chiaro, nutriente, fragile, semplice, buono, indifferente, inesistente.Io sono un uovo di piccione, di gallina, di tacchino, di struzzo costo 50 euro.Io sono un uovo, sodo, strapazzato, all’occhio di bue, alla coque. Troneggio nella carne alla Bismarck e nel brodo con una fetta di pane sotto.Io sono un uovo, a causa della mia forma sferica, liscia, impenetrabile, impermeabile non vedo e non sento.Io sono un uovo, sono chiaro e sono scuro, sono di colore mutevole. Mutatis mutandis.
Io sono uovo. Sul suo biglietto da visita era scritto in alto a lettere cubitali
irettore Generale, sotto Dottor, Professor, Avvocato Nicola Esposito. Intorno ad un tavolo ovoidale erano in due, lui e l’illustrissimo Prof. Augusto Bignardi Preside della Facoltà di Medicina. Il giorno si doveva decidere come destinare importanti finanziamenti nell’ambito della sanità. La loro discussione era calda, accesa, appassionata L’argomento: IO. Il primo sosteneva l’importanza di quanto fossi buono quando rotolavo dal didietro di una gallina di un pollaio e di quanto fossi nocivo se ruzzolavo dal didietro di una gallina d’allevamento. L’altro decantava l’arte dell’uvo al tegamino. Le galline ruspanti , le uova come le faceva mammà. Mi sono commosso.
Parlo con voi, ehi mi sentite? Chi vi parla è l’ideal-tipo dell’uovo. Basta parlare di me, ci siamo capiti?Avete creato più modi di dire su di me che non barzellette sui carabinieri: cercare il pelo nell’uovo, è nato prima l’uovo o la gallina? – a voi, se vi cercassero continuamente la mamma girerebbero alquanto…-, meglio un uovo oggi che una gallina domani- aridaje…-, rompere le uova nel paniere, essere pieno come un uovo…
Ok, sarò paziente con voi e vi spiego come funziona qui da noi: è un pò come quando pregate i Santi: quello di turno è costretto a uscire dalla casa che gli ha assegnato Pietro, va in giardino e vi ascolta. Ci son certi santi che non rientrano a casa da ERE: più miracoli fanno più la loro casa diventa bella e grande: interi isolati di ville e resort deserti con i proprietari in giardino impettiti e fermi ad ascoltarvi come spaventapasseri.
Per noi ideal-tipo è lo stesso: c’è chi lavora sempre, chi viene chiamato d’urgenza poi rientra per un falso allarme perchè chi l’ha menzionato lo ha fatto a sproposito- ci succede spesso con quella categoria di voi che fanno i politici, meno con i bambini, giusto per…-. Per farvela breve io, mia madre, il tempo, la mezza stagione siamo vicini di casa e ci siamo accordati: basta anche solo che UNO di voi ci evochi un’altra volta a sproposito e scoprirete di che pasta- scusa pasta- siamo fatti: pioveranno tuorli d’uovo, ci sarà un chiocciare assordante dapperttutto, il tempo si fermerà, non saprete più come cavolo vestirvi. Ma per cosa li stampate quei tomoni che chiamate vocabolari? Rivendico la stessa quantità di tempo libero di Sillagma! Staremo a vedere. Vi ho avvertiti.
Aspetta, aspetta, non toccarmi.
Osserva bene.
Prima di far scorrere le tue dita rugose di contadino sulla mia pelle liscia e dorata…osserva bene.
Lo so che non hai tempo, ma mentre pulisci le tue mani incrostate di terra su quei pantaloni neri di fango e di escrementi, usa quegli occhi vibranti e fermati un istante.
Osserva la curva, cieco e testardo, osservala bene. Guardami con lo sfondo azzurro del cielo. Guarda come la linea pulita del mio profilo disegna una curva perfetta. La vedi?
E ora puoi anche prendermi. Fallo piano, testardo. Piano, ho detto. E chiudi gli occhi.
Sotto questa pelle dura di contadino, il palmo della tua mano sa pesare e sentire la perfezione, lo so. La senti la vita che pulsa?
Sembro semplice, ma racchiudo misteri e una storia antica. Puoi distruggermi in ogni istante, sono in balia della tua forza. Ma se mi lasci vivere, lo sai, mi basterà un po’ di calore per far esplodere la vita.
Apri il tuo pugno caldo, adesso. Ci stavo bene, ma devo seguire il mio destino: morire nella tua bocca, o trasformarmi in una vita nuova.

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